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Curare la distorsione della caviglia

5 Luglio 2021
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La distorsione di caviglia è un infortunio molto diffuso, anche in ambito sportivo, con una netta prevalenza della distorsione laterale, ovvero del trauma in inversione. Essa richiede un iter riabilitativo attento e preciso per ridurre al minimo il rischio di frequenti recidive.

Anatomia
L’articolazione della caviglia è composta dall’articolazione tibio-astragalica e tibio-peroneale distale. I movimenti consentiti all’articolazione sono principalmente quelli sul piano sagittale quindi la flessione dorsale e la flessione plantare. Gli stabilizzatori passivi sono lateralmente il legamento laterale, composto dal legamento peroneo-astragalico anteriore (PAA), legamento peroneo-astragalico posteriore (PAP), legamento peroneo-calcaneare (PC). Sul versante interno è presente il legamento deltoideo composto dai fasci superficiale e profondo.

Gli stabilizzatori attivi sono i muscoli peroneo breve e lungo sul versante laterale, muscolo tibiale posteriore, flessore comune delle dita e flessore lungo dell’ alluce sul versante mediale.

 

LA DIAGNOSI
Le lesioni in inversione si suddividono in 3 gradi:
• Lesione di I grado: rottura parziale del legamento PAA, lieve tumefazione, dolore al carico e limitazione funzionale minima.
• Lesione di II grado: rottura del PAA e del PC, dolore e infiltrazione ematica nelle parti molli periarticolari, limitazione funzionale parziale.
• Lesione di III grado: rottura PAA, PC, PAP e in alcuni casi del legamento interosseo. Si presenta con edema, ematoma, dolore e limitazione funzionale importante.

La diagnosi avviene in primis attraverso l’anamnesi durante la quale il medico appurerà:
• Il meccanismo del trauma
• L’entità del dolore
• Lesioni simili pregresse

Successivamente si passa all’esame obiettivo dell’articolazione che prevede:
• Verifica della sede ed entità della lesione
• Palpazione
• Movimento di cassetto anteriore
• Test dell’inversione

Oltre a questo è consigliato un esame radiografico, per appurare la presenza di eventuali fratture, ecografia e risonanza magnetica per verificare lo stato dei tessuti molli come tendini e legamenti.

IL TRATTAMENTO
Come già detto, il trattamento riabilitativo è una parte fondamentale e non trascurabile: le recidive sono un grosso problema sia per i soggetti sportivi che non e solo con un percorso fisioterapico adeguato è possibile prevenirle.

Il trattamento riabilitativo è divisibile in tre fasi.

Fase I
Il primo intervento nelle distorsioni di caviglia prevede il protocollo R.I.C.E., un acronimo inglese che sta per:
Rest (riposo)
Ice (ghiaccio)
Compression (compressione)
Elevation (elevazione)
Come si capisce, le prime cosa fare in seguito ad una distorsione di caviglia è mantenere l’arto a riposo con l’estremità distale più in alto rispetto al busto, un bendaggio compressivo possibilmente all’ossido di zinco, applicazioni di ghiaccio sulla sede della lesione.

Il riposo è un aspetto fondamentale e può andare dai 3 giorni fino a 4 settimane a seconda della gravità dell’infortunio.

Dopo almeno 48 ore dal trauma è possibile iniziare il trattamento che prevede l’utilizzo di terapie strumentali come diatermia (es. tecar), ultrasuoni, elettroterapie.
Utile anche le applicazioni del taping neuromuscolare per alleviare il dolore e stimolare il drenaggio.

Fase II
In questa fase è possibile passare alla fase della mobilizzazione della caviglia:
questa deve essere graduale e controllata e comprende sia mobilizzazione delle varie articolazioni (tibio-perineo-astragalico, sottoastragalica, interfalangee ecc..) che stretching passivo e in scarico.
Insieme alla mobilizzazione è opportuno continuare con le terapie strumentali e iniziare, sempre gradualmente, con esercizi propriocettivi e conoscitivi per stimolare la percezione e esercizi di rinforzo muscolare arrivando al massimo ad un carico parziale sull’arto interessato.

Fase III
Solo in un ultima fase sarà possibile lavorare con un carico completo, intensificare gli esercizi di rinforzo e abbandonare gradualmente la fisioterapia. È previsto il mantenimento degli esercizi di stretching e contemporaneamente un aumento del lavoro dei muscoli attivatori della caviglia. In alcuni casi è necessario, prima dell’iter riabilitativo, l’intervento chirurgico nei casi non infrequenti di distacco malleolare o nelle distorsioni gravi in soggetti giovani e sportivi.

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Antonino Santagati
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